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Rinnovi ai vertici delle cooperative. L'intervista a Meregalli (Novo Millennio) che lascia dopo 21 anni
Tempi di rinnovi e cambi alla guida delle nostre cooperative. In questa fine primavera 2024, ben 6 Consigli di amministrazione delle 13 cooperative hanno visto dei rinnovi al vertice:
alla cooperativa Intrecci i consiglieri uscenti Massimo Minelli e Aurora Agradi lasciano il posto a Dario Giacobazzi e Antonino Lattuca;
alla cooperativa San Luigi di Varese entrano in Cda Davide Franzi e Davide Zanzi, mentre lascia Silvia Bonalli;
in Sociosfera entra Marta Cazzaniga, anche con il ruolo di vicepresidente, al posto dell'uscente Giovanni Torregrossa;
alla Detto Fatto Massimo Lupi prende il posto di Valentina Nogara;
alla cooperativa Sammamet Adele Zinetti conclude il suo mandato e iniziano invece Alberto Stefanelli e Rosales Melvin;
nella cooperativa Novo Millennio di Monza entra in Cda la nuova consigliera Valeria Autieri.
Ma il passaggio di consegne più rilevante è sempre in Novo Millennio, dove è stato eletto presidente Giovanni Vergani al posto di Marco Meregalli, che ha guidato la cooperativa fin dalla sua fondazione, nel 2003.
Abbiamo colto l'occasione per fare una chiacchierata con lui, ripercorrendo vent'anni di storia della Novo Millennio, di Consorzio Farsi Prossimo... e anche la sua personale.
«Sono arrivato al mondo della cooperazione dopo molti anni di lavoro in una multinazionale, ma anche una lunga esperienza di volontariato nella Caritas decanale e zonale. Arrivai a quella che allora era la cooperativa La Bottega Creativa, una coop di inserimento lavorativo a Monza, su invito di don Virginio Colmegna, all'epoca direttore della Caritas Ambrosiana – ci racconta Meregalli. –
La prima svolta fu tra il 2003 e il 2004, quando ci fu una riorganizzazione delle cooperative su base territoriale: fondammo la cooperativa Novo Millennio, dopo aver valutato anche con le realtà parrocchiali e decanali cittadine che ci fosse il bisogno e l'utilità di avere una cooperativa legata alla Caritas per gestire e garantire servizi alla persona. La neonata cooperativa prese in gestione i servizi offerti sul territorio monzese allora dalla coop Filo di Arianna che mantenne i servizi su Milano, spostando il suo baricentro d'azione lì.
Alla Novo iniziammo con una ventina di lavoratori e da allora il percorso ci ha portato a sviluppare anche l'area salute mentale, quella dedicata alla disabilità, e infine, alcuni anni fa, l'area stranieri con l'esperienza della gestione dei Cas».
Ci hai raccontato com'era la Novo Millennio vent'anni fa: oggi come la lasci?
«Oggi la cooperativa Novo Millennio è una realtà con quasi 90 lavoratori, in prevalenza donne, la maggior parte dipendenti a tempo indeterminato e soci, e una decina di professionisti collaboratori. Gran parte dei dipendenti hanno il titolo di educatore o educatrice professionale. Siamo partiti con 5 centri servizi e oggi ne contiamo una trentina, molti accreditati al sistema regionale o territoriale.
È una realtà solida, con fatturato che nel 2023 ha superato i 5 milioni euro. In più abbiamo consolidato anche il patrimonio anche attraverso operazioni immobiliari: l'ultima, due anni fa, ci ha permesso di acquistare la nostra sede storica in via Montecassino a Monza che ospita, oltre agli uffici di amministrazione e segreteria, anche un centro diurno e il centro disabili.
Lascio una cooperativa fatta da lavoratori molto motivati: abbiamo cercato di lavorare come un'equipe a tutti i livelli, e questo ha rafforzato le competenze di tutti. Sono contento di lasciare la cooperativa nelle mani di soci cresciuti professionalmente, affidabili e con uno spirito di lavoro condiviso, dagli operatori dei servizi fino ai livelli dirigenziali: quello di mettere sempre la persona al centro».
Ti porterai dei ricordi belli e altri brutti di questi anni. Vuoi condividerli?
Tra i periodi duri ne ricordo due. Il primo, all'inizio, quando la cooperativa ha iniziato a muovere i primi passi e la preoccupazione per la sostenibilità del suo bilancio era forte. I primi anni sono stati faticosi, perché fallire voleva dire mettere in difficoltà anche le famiglie dei lavoratori, e ci sono stati momenti difficili quando abbiamo garantito alle persone i servizi anche se non eravamo adeguatamente rimborsati dal pubblico.
Il secondo è stato nel marzo 2020, quando sono stato colpito dal Covid e sono stato a lungo in ospedale. È stato duro per me, per i miei familiari, ma anche per i miei colleghi, che però hanno condotto egregiamente la cooperativa, mettendo in campo una decisione e una maturità professionale che ha permesso di superare le problematiche e confermare che eravamo sulla strada giusta.
Tra i ricordi belli è difficile sceglierne alcuni. Cito la ristrutturazione del pensionato di via Medici, in cui abbiamo accolto anche una nuova comunità minori, abbiamo avuto un'inaugurazione con una grande partecipazione, anche la presenza dell'allora Arcivescovo il cardinale Tettamanzi: quel momento ha segnato un balzo in avanti della cooperativa.
In tempi più recenti, le emozioni personali sono legate all'accoglienza che mi è stata riservata al rientro della malattia, l'assemblea dei soci dello scorso anno in cui soci e lavoratori mi hanno festeggiato, e il 13 giugno 2023 quando abbiamo fatto la festa per i 20 anni della cooperativa con il coinvolgimento di tanti amici, le istituzioni territoriali, le altre coop e i consorzi di cui facciamo parte.
Uno sguardo un po' più ampio: hai accompagnato anche Consorzio Farsi Prossimo in questi decenni. Quali sono le sfide che abbiamo davanti?
«Sono stato tra i fondatori di CFP, insieme ad amici cooperatori con cui ho condiviso percorsi di vita professionale e relazioni di amicizia, alcuni dei quali sono sopra citati. Era un periodo di fermento in cui nascevano consorzi di questo tipo. Il nostro è nato sicuramente su impulso della Caritas Ambrosiana, ma anche con una consapevolezza di noi cooperative radicate nei territori che, mettendoci insieme, avremmo potuto ottimizzare il lavoro e offrire servizi migliori.
Oggi CFP può proseguire nella sua strada, potenziandosi ulteriormente, ma soprattutto penso che sia importante trovare una dimensione identitaria ancora più forte.
Nel tempo si è potenziata molto la collaborazione delle cooperative, siamo passati da una gestione più verticista all'importanza di strumenti utili come il Tavolo Presidenti, in cuisi possono condividere meglio le scelte e le diverse dinamiche delle cooperative. CFP può svilupparsi ancora di più se si sviluppa la collaborazione delle cooperative, in modo dinamico».
E tu, cosa farai ora?
«In questo momento sono in pensione, ma sono rimasto in cooperativa come socio volontario. Non ricopro più alcuna carica ma resto disponibile per i passaggi di consegna e consulenze, se ci fosse bisogno. Resto la memoria storica della cooperativa e metto a disposizione un patrimonio di relazioni che possono essere utili.
Resto anche nel mondo della cooperazione, perché sono uno dei vicepresidenti di Confcooperative Milano e Navigli e sono coordinatore per la provincia di Monza e Brianza.
L'ultima parola però è un grazie per tutte le socie e i soci, le lavoratrici e i lavoratori, volontarie e volontari, che sono passati negli anni, perché tutti hanno contribuito alla riuscita della cooperativa, agli operatori ed operatrici di Caritas Ambriosana, di Caritas di Monza e di CFP: tutte e tutti mi hanno arricchito come persona».
